È online il mio nuovo sito.

Ci ho lavorato intensamente per otto mesi.

Giorni lunghi, notti ancora più lunghe. Idee cambiate all’ultimo momento, pagine riscritte più volte, sezioni intere ricostruite da zero dopo essermi accorto che non funzionavano, o almeno non nel modo giusto. Non nel modo che sentivo mio.

 

È stato un lavoro faticoso, spesso estenuante, fatto di tentativi continui, ripensamenti, ritorni indietro. Ma col tempo mi sono accorto che il punto non era solo come costruire un sito. Era capire che cosa volevo davvero e, soprattutto, come riuscivo a spiegarlo.

 

In questo percorso ho avuto due compagni di viaggio inattesi: prima ChatGPT, poi Claude. Con entrambi ho parlato a lungo, discusso, litigato anche. Ci siamo fraintesi infinite volte.

A un certo punto ho capito una cosa decisiva: le risposte che ottenevo erano lo specchio esatto del modo in cui facevo le domande e quindi spesso era colpa mia se non funzionava oppure se ottenevo qualcosa di diverso da quello che avevo immaginato.

 

Ogni ambiguità, ogni approssimazione, ogni presupposto non dichiarato tornava indietro amplificato. Molte cose che per me erano ovvie venivano completamente ignorate se non le esplicitavo. Altre volte, senza rendermene conto, lasciavo spazio a interpretazioni che l’intelligenza artificiale riempiva autonomamente, perché io non avevo pensato di negarle o delimitarle con precisione.

 

Questo mi ha costretto a un lavoro continuo di rifinitura: riscrivere le domande, precisare meglio, togliere, aggiungere, riformulare. A volte reinventare completamente il modo di chiedere.

È stato un esercizio estenuante sulla comunicazione, ma anche un modo potentissimo per mettere ordine dentro di me. Per capire cosa davo per scontato, cosa no. Cosa pensavo di aver detto e cosa avevo davvero detto.

 

A un certo punto mi sono reso conto che questo processo stava mettendo a nudo qualcosa di più grosso, qualcosa che vale davvero le numerose ore di sonno perse...! Come organizzo il mio pensiero, in che modo cerco di farmi capire, in che modo mi metto nei panni di chi deve ricevere le mie richieste (proposte, domande, osservazioni...ecc) e, soprattutto, mi ci metto davvero?

Quanto sono chiaro? Quanto sono preciso? Quanti presupposti do per scontati? E cosa succede quando chi mi ascolta non li condivide?

 

Il sito che vedi ora è il risultato di questo lungo percorso di chiarificazione. Non solo di un lavoro tecnico o grafico, ma di un processo di pensiero. Non è un oggetto chiuso, né un punto di arrivo. È uno spazio vivo, che raccoglie il mio lavoro e i miei progetti, ma anche il modo in cui cerco di ordinarli, raccontarli, renderli comprensibili.

 

Ti invito a esplorarlo con calma, a visitare tutte le sezioni, a navigarlo davvero.

E, se ti va, a scrivermi: per segnalare errori, imprecisioni, difetti, o semplicemente per suggerire miglioramenti. Anche questo fa parte del processo. Anche questo è un modo per continuare a chiarire, a mettere a fuoco, a migliorare.

 

Spero ti piaccia.

E spero che tornerai a visitarlo: crescerà insieme a me.

 

Daniele

👉 danielecamiz.com