Diario del direttore
Diario del direttore n.10 – Una prova alla volta
Due concerti, un’unica preparazione, un organico che cambiava a ogni prova. Il racconto di come sono nati la Sinfonia “Linz” K425 e la Krönungsmesse K317 di Mozart, tra prove, imprevisti e una collaborazione che ha preso forma poco alla volta.
Questo concerto non è nato come un progetto interno dell’ICNT.
È nato da una proposta di collaborazione: mettere insieme orchestra, coro, solisti e realtà musicali diverse per preparare la Krönungsmesse K317 di Mozart. Poi ci siamo accorti che solo la Messa era poco, e abbiamo aggiunto la Sinfonia n.36 “Linz” K425, che con l’Orchestra ICNT avevamo già affrontato a febbraio nella Mozart Symphonies Challenge.
Dal punto di vista pratico era una scelta sensata: organico molto vicino, stessa tonalità, molti musicisti che conoscevano già la sinfonia.
Poi, provando, ci siamo accorti che le due opere stavano insieme davvero.
Le prove, però, sono state tutto tranne che lineari.
La prima prova d’orchestra era quasi una lettura con organico ridotto: pochi archi, qualche fiato, nessuna viola. La Messa si poteva leggere comunque; la Sinfonia, senza viole, molto meno. La seconda prova è andata meglio, ma anche lì l’organico era incompleto.
In pratica, fino alla prova generale, non ho mai avuto davanti l’orchestra intera.
Nel frattempo ho fatto anche una prova separata con il coro, ma solo con il pianoforte. Questo aiuta a capire le parti, gli attacchi, il testo, ma non risolve il problema vero: con l’orchestra cambia tutto. Cambiano il respiro, gli equilibri, i tempi, il modo in cui il coro sente gli ingressi.
La prova generale del 1° luglio è stata quindi la prima vera prova con quasi tutti: orchestra, coro e solisti.
Lì finalmente il concerto ha cominciato a esistere.
C’erano ancora problemi, naturalmente. Gli oboi sono rimasti il punto più fragile: intonazione instabile e qualche momento di disorientamento. Il coro, che alla prova con pianoforte mi era sembrato un po’ leggero, con l’orchestra ha trovato più presenza. I solisti cantavano bene, anche se in alcuni punti tendevano ad allargare e bisognava tenerli insieme.
La Sinfonia invece era più solida. L’avevamo già fatta e si sentiva. Serviva soprattutto rimetterla a fuoco, riprendere alcuni dettagli, ritrovare il suono.
Il 3 luglio, al concerto, la chiesa era piena.
Faceva un caldo davvero difficile da sopportare, ma il pubblico è rimasto attento e presente. Questo conta molto. Si sente, dal podio.
La Sinfonia è andata molto bene. L’orchestra era concentrata, compatta, con una bella energia. Gli oboi hanno continuato ad avere qualche problema, ma il resto dell’orchestra ha tenuto molto bene e il risultato complessivo è stato forte.
Il pubblico ha applaudito dopo ogni movimento.
Non sempre succede, e non sempre lo si desidera, ma quella sera l’ho sentito come un segnale positivo: il pubblico era dentro la musica.
Poi è arrivata la Messa.
Avevamo previsto alcuni brevi interventi della pastora Eleonora Natoli prima di alcune sezioni della Krönungsmesse. Non commenti musicologici, ma meditazioni: parole pensate per aprire uno spazio umano e spirituale intorno alla musica.
Naturalmente, al primo intervento, mi sono dimenticato di guardarla.
Ho attaccato direttamente il Kyrie.
Dopo pochi secondi l’ho vista sul pulpito e ho capito. Fermare tutto sarebbe stato peggio, quindi siamo andati avanti. Abbiamo recuperato subito dopo, prima del Gloria, e alla fine il percorso ha funzionato lo stesso.
Anche questo fa parte del concerto vero.
La Messa è andata bene. Con energia. Il coro si è sentito meglio di quanto temessi, i solisti hanno dato molto, l’orchestra ha retto bene.
C’è stato un momento delicato all’attacco dell’Hosanna dopo il Benedictus: gli oboi non erano perfettamente allineati, l’ingresso si è un po’ sporcato e per un attimo si è creata confusione. Ho dato l’attacco forse con un filo di anticipo, probabilmente anche per uscire da quel punto il prima possibile. Per fortuna una parte dell’orchestra è entrata con me e tutto si è rimesso in ordine subito.
Da lì in poi siamo arrivati fino alla fine senza altri problemi importanti.
Alla fine ho fatto il solito piccolo gioco con il pubblico per farmi chiedere il bis. Ha funzionato.
Abbiamo ripreso il Dona nobis pacem.
È stato un bel momento.
Non è stato un concerto perfetto. Non poteva esserlo, con quel tipo di preparazione e con tutte le condizioni reali che c’erano dietro.
Però è stato un concerto vero.
La Sinfonia ha funzionato molto bene. La Messa ha avuto energia. Le meditazioni di Eleonora Natoli hanno dato alla serata qualcosa di umano e spirituale, senza appesantire e senza sovrapporsi alla musica.
E soprattutto, per una sera, realtà diverse sono riuscite davvero a costruire qualcosa insieme.
Due giorni dopo lo stesso programma è stato eseguito ad Acquasparta, per l’inaugurazione del Festival Federico Cesi – Musica Urbis, sotto la direzione di Angelo Bruzzese. Io questa volta ero nel coro, tra i bassi.
Un altro punto di vista.
Ma questa, forse, è un’altra storia.